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La democrazia è il potere di un popolo informato

Sunday, April 4th, 2010

Premessa:

La legge n. 251 del 5 dicembre 2005, detta ‘legge ex Cirielli’, promulgata dal governo Berlusconi, dimezza i tempi di prescrizione. Cosi’ un reato con pena superiore ai 5 anni, che si prescriveva in 15 anni, oggi si prescrive in 7. Un reato con pena superiore ai 10 anni, come la corruzione, che si prescriveva in 22 anni oggi si prescrive in 12 e mezzo. L’avvocato David Mills, accusato di corruzione per essere stato pagato da Berlusconi per mentire su All Iberian, condannato in appello a 4 anni e 6 mesi, beneficera’ in Cassazione della ex Cirielli e la sua pena verra’ prescritta pur avendo egli commesso il reato. Berlusconi era imputato nello stesso processo ma grazie al ‘lodo Alfano’, emanato dal suo governo e poi abolito dalla corte Costituzionale per violazione dell’art. 3 della Costituzione, la sua posizione fu separata e il suo processo sospeso, anche se oggi continua con la certezza, pero’, di finire prescritto. Pensiamo allora, per una attimo se Berlusconi non avesse promulgato la Cirielli. Oggi il suo processo sarebbe a molti anni dalla prescrizione. Se, inoltre, non avesse promulgato il lodo, Mills e Berlusconi sarebbero andati a sentenza nel febbraio di quest’anno e la Cassazione avrebbe, per entrambi, confermato la pena di 4 anni e 6 mesi di reclusione. Avremmo avuto, cioe’, un primo ministro prelevato e condotto in carcere nel pieno delle sue funzioni. Cio’, per effetto delle leggi da egli stesso promulgate, non e’ avvenuto.
Nel vuoto che separa la semplice evidenza di questo fatto dalle mistificazioni che, per nasconderlo, Berlusconi ha raccontato al proprio elettorato, giace il germe della cosidetta “dittatura della maggioranza”.

Spulciando in rete su questo tema [Wikipedia innanzitutto] ci si imbatte spessissimo in Alexis de Tocqueville che, all’inizio dell’ottocento, studiando e scrivendo di democrazia in America disse:

Il nostro problema, oggi, non è affatto di sapere se si può instaurare un regime democratico o un regime aristocratico, ma di scegliere tra una società democratica che progredisca senza grandezza ma con ordine e moralità, e una democrazia disordinata e depravata, in preda a furori frenetici o sottoposta a un giogo più greve di tutti quelli che hanno oppresso gli uomini dalla caduta dell’impero romano fino a oggi.

Secondo Tocqueville, il principio democratico comporta negli individui «un tipo d’uguaglianza immaginaria nonostante la disuguaglianza reale della loro condizione». Una sorta di ‘gara all’uguaglianza delle condizioni’ che si accompagna al rischio di individualismo, che
contribuisce da un lato ad indebolire la coesione sociale e dall’altro induce l’individuo a sottoporsi alla volontà della maggioranza. Ci si chiede allora se questo progresso dell’uguaglianza è compatibile con l’altro principio fondamentale della democrazia: l’esercizio della libertà, cioè la capacità di resistenza dell’individuo al potere politico.
Uguaglianza e libertà sembrano in realtà opporsi poiché l’individuo tende sempre più a delegare il suo potere sovrano a un’autorità dispotica e quindi a non ad utilizzare la sua libertà politica.
Ecco realizzarsi «l’impero morale della maggioranza».

Se cerco di immaginarmi il nuovo aspetto che il dispotismo potrà avere nel mondo, vedo una folla innumerevole di uomini eguali, intenti solo a procurarsi piaceri piccoli e volgari, con i quali soddisfare i loro desideri.

Al di sopra di essi si eleva un potere immenso e tutelare, che solo si incarica di assicurare i loro beni e di vegliare sulla loro sorte. E’ assoluto, particolareggiato, regolare, previdente e mite. Rassomiglierebbe all’autorità paterna se, come essa, avesse lo scopo di preparare gli uomini alla virilità, mentre cerca invece di fissarli irrevocabilmente nell’infanzia, ama che i cittadini si divertano, purché non pensino che a divertirsi. Lavora volentieri al loro benessere, ma vuole esserne l’unico agente e regolatore; provvede alla loro sicurezza e ad assicurare i loro bisogni, facilita i loro piaceri, tratta i loro principali affari, dirige le loro industrie, regola le loro successioni, divide le loro eredità; non potrebbe esso togliere interamente loro la fatica di pensare e la pena di vivere? Così ogni giorno esso rende meno necessario e più raro l’uso del libero arbitrio, restringe l’azione della volontà in più piccolo spazio e toglie a poco a poco a ogni cittadino perfino l’uso di se stesso. L’eguaglianza ha preparato gli uomini a tutte queste cose, li ha disposti a sopportarle e spesso anche considerarle come un beneficio. Così, dopo avere preso a volta a volta nelle sue mani potenti ogni individuo ed averlo plasmato a suo modo, il sovrano estende il suo braccio sull’intera società; [..] esso non spezza le volontà, ma le infiacchisce, le piega e le dirige; raramente costringe ad agire, ma si sforza continuamente di impedire che si agisca; non distrugge, ma impedisce di creare; non tiranneggia direttamente, ma ostacola, comprime, snerva, estingue, riducendo infine la nazione a non essere altro che una mandria di animali timidi ed industriosi, della quale il governo è il pastore. Ho sempre creduto che questa specie di servitù regolata e tranquilla, che ho descritto, possa combinarsi meglio di quanto si immagini con qualcuna delle forme esteriori della libertà e che non sia impossibile che essa si stabilisca anche all’ombra della sovranità del popolo

Secondo Tocqueville, una delle soluzioni per superare il paradosso della contraddizione tra uguaglianza e liberta’, pur rispettando questi due principi fondatori della democrazia, risiede nel restauro dei corpi istituzionali intermedi come associazioni politiche e civili.
Diremmo oggi, rispetto delle minoranze, tutela della liberta’ e pluralita’ dell’informazione, efficienza ed indipendenza delle autorita’ di controllo, etica pubblica.

“Può accadere che un gusto eccessivo per i beni materiali porti gli uomini a mettersi nelle mani del primo padrone che si presenti loro. In effetti, nella vita di ogni popolo democratico, vi è un passaggio assai pericoloso. Quando il gusto per il benessere materiale si sviluppa più rapidamente della civiltà e dell’abitudine alla libertà, arriva un momento in cui gli uomini si lasciano trascinare e quasi perdono la testa alla vista dei beni che stanno per conquistare.
Preoccupati solo di fare fortuna, non riescono a cogliere lo stretto legame che unisce il benessere di ciascuno alla prosperità di tutti. In casi del genere, non sarà neanche necessario strappare loro i diritti di cui godono: saranno loro stessi a privarsene volentieri… Se un individuo abile e ambizioso riesce a impadronirsi del potere in un simile momento critico, troverà la strada aperta a qualsivoglia sopruso. Basterà che si preoccupi per un po’ di curare gli interessi materiali e nessuno lo chiamerà a rispondere del resto
.”

“Non è raro allora vedere sulla vasta scena del mondo delle moltitudini rappresentate da pochi uomini che parlano in nome di una folla assente o disattenta, che agiscono in mezzo all’universale immobilità disponendo a capriccio di ogni cosa: cambiando leggi e tiranneggiando a loro piacimento sui costumi; tanto che non si può fare a meno di rimanere stupefatti nel vedere in che mani indegne e deboli possa cadere un grande popolo.”

Toqueville riassumera’ allora cosi’ il senso di una democrazia sana:

La democrazia è il potere di un popolo informato

Metti in scena la vergogna

Sunday, March 28th, 2010

Sono sedici anni che, in un modo o nell’altro serpeggia inquietante una domanda: quale forma letteraria e’ la piu’ efficace contro Berlusconi? In altri termini, esiste la piece teatrale definitiva, l’articolo giornalistico perfetto, il film o il libro che riesca a cogliere, cristallina, l’essenza, l’odore acre, la miseria di questi anni?
In altri tempi fioccherebbero le risposte. ‘Orizzonti di gloria‘ come manifesto pacifista agli albori della guerra fredda, ‘Se questo e’ un uomo’ come bibbia laica del dopoguerra, ‘Vita di Galileo’ di Bertold Brecht come denuncia al nazismo. Anche in tempi piu’ recenti, per vicende piu’ locali, come le stragi di stato e il ‘golpe Borghese’ in Italia, verrebbe da citare quel gioiello di dissacrazione che e’ ‘Vogliamo i Colonnelli’ di Monicelli. L’equazione e’ nella la scelta del linguaggio che meglio catturi il ghigno di un tempo piuttosto che la sua lunga ombra, la smorfia e il respiro di un evento, la sua immagine nascosta nella faccia della gente.
Eppure, questi anni infami, che sembrerebbero malamente sceneggiati, scritti per essere dileggiati, sono finiti, misteriosamente, per essere quasi impossibili da interpretare in forma letteraria. Difficilissima e’ la loro trasposizione, complicatissimo farne un riassunto lucido, distillarne l’essenza. E, stranamente, e’ ridottissimo il numero di persone che ci ha provato. ‘Tuttobenigni‘ del ‘96 fu un primissimo esempio, riuscito, di critica al nascente regime di Berlusconi. Parlava pero’ in un idioma teatrale classico, di un fenomeno appena nato che, gia’ allora, manifestava segni di anarchia sociale difficilmente interpretabili con il linguaggio corrente. Per quanto grottesca potesse sembrare una battuta, la realta’ l’avrebbe fatta diventare una timidissima, inefficace boutade. Dieci anni dopo ‘il Caimano‘ di Moretti cerco’ di avvicinarsi al tema ma con tale circospezione da lasciare serratissimi tutti i nodi che aveva in mente di sciogliere. Chi e’ veramente Berlusconi? Ha o no fatto cose indicibili? Come parlare di cose indicibili? L’ironia e’ che spesso e’ trapelata da Berlusconi piu’ sincerita’, per il tramite delle sue menzogne, di quanta non venisse da un genuino tentativo di compiere un esercizio di verita’. Ecco dunque disinnescata sul nascere ogni forma letteraria.
Eccoci arrivati a Daniele Luttazzi nel suo monologo in ‘Rai per una notte‘, la trasmissione pirata di Michele Santoro. Il linguaggio, finalmente, e’ del tutto nuovo, per una volta piu’ innovativo di quanto non lo siano i rutti e i peti fascistoidi berlusconiani. Luttazzi, in qualche modo, e’ riuscito per la prima volta a rompere l’oscenita’, a banalizzarla, usando un linguaggio speculare ed opposto. Che nulla ha a che fare con nulla, se non con cio’ che identifica, solo e unico, come proprio nemico, Berlusconi. La banalita’ del male o, piu’ semplicemente la terza fase del sesso anale. Ecco cos’e Sacca’ che dichiara al suo padrone ‘quel senso di vuoto’. Grazie, Daniele, per aver reso chiarissimo un ventennio di equivoci letterari, di coiti interrotti, di impotenza nel descrivere l’indescrivibile. Oggi, almeno per me, e’ tutto piu’ chiaro, piu’ semplice. Finalmente questi 16 anni hanno un degno riassunto, che onora gli onesti.

Lettera al Capo dello Stato

Sunday, March 7th, 2010

Mi lasci esprimere, Signor Presidente della Repubblica, la mia estrema amarezza ed il mio profondissimo disagio di fronte alla scelta di apporre la Sua firma in calce al cosidetto decreto interpretativo salva-liste. Vivo all’estero esercitando la professione di ricercatore che, mi creda, preferirei esercitare nel mio Paese. Un Paese che amo per il coraggio che ha saputo dimostrare attraverso i movimenti di Resistenza e di lotta contro il regime nazifascista e che hanno portato al miracolo della amata Costituzione repubblicana, di cui Lei oggi e’ garante.
Lasci che Le chieda dove, Sig, Presidente, nella nostra Costituzione, e’ scritto o solo formulato il concetto secondo il quale “la sostanza debba prevalere sulla forma”? Quasi sempre, nel diritto, cosi’ come nei diritti sanciti dalla Carta costituzionale, la forma equivale alla sostanza, la forma e’ sostanza. Lo e’ per tutti i cittadini che partecipano ad un concorso pubblico, che pagano le tasse, che sono sottoposti ad un processo. La forma e’ sostanza e lo e’appunto perche’ tutela i cittadini, proteggendoli dagli abusi di chi sfugge alla regole comuni.
E non le sembra, al contrario, che questo governo che oggi tanto inneggia alla supremazia della sostanza, abbia fatto prevalere la forma quando, appellandosi fraudolentemente alla ‘par-condicio’, ha privato i cittadini italiani della necessaria informazione nel momento elettorale, abrogando tutte le trasmissioni di informazione del servizio pubblico e di fatto violando l’Art. 21? Di “interpretativo” qui, c’e’ solo l’atteggiamento del governo verso la Costituzione, atteggiamento da Lei avallato in occasione del “lodo Alfano”, gia’ dal suo concepimento palesemente incompatibile con l’Art 3, atteggiamento da Lei avallato oggi ancora una volta. Un atteggiamento che interpreta solo il proprio interesse, caro Sig. Presidente.
Lei ha sostenuto di aver firmato il decreto per garantire un corretto svolgimento del diritto di voto. Ma la realta’ dei fatti e’ che, avendo firmato, Lei ha fatto esattamente il contrario. Ha, per la prima volta nella storia repubblicana, minato alla radice il diritto di voto che dice di difendere, vanificando l’impegno democratico di chi, rispettando alla lettera la legge, ha negli anni onorato la Costituzione raccogliendo correttamente sino all’ultima firma per la presentazione delle liste. Lei ha detto: “Una esclusione del PdL era insostenibile” e lo ha affermato pur sapendo che il PdL non aveva presentato alcuna lista nel Lazio, presumibilmente a causa di faide interne che nulla hanno a che fare ne’ con la forma ne’ con la sostanza. Eppure decine di liste maggiori e minori sono state escluse per motivi assai meno gravi negli anni repubblicani. Perche’ al PdL non vengono applicati gli stessi criteri? Oggi lei crea un precedente che agira’ da spartiacque nella nostra Repubblica, un precedente secondo il quale le regole potranno essere sempre e comunque cambiate in corsa, supposto che a farlo sia il piu’ forte. Nulla, ormai, impedisce di ipotizzare che, secondo il medesimo criterio, una consultazione popolare possa essere annullata perche’ la sostanza si imponga sulla forma, e cioe’ che la sostanza della vittoria del piu’ forte possa prevalere sulla forma di un risultato elettorale opposto. Proprio come nella Birmania di Daw Aung San Su Kyi nel 1988.

Mi lasci esprimere, Signor Presidente della Repubblica, la mia estrema amarezza ed il mio profondissimo disagio di fronte alla scelta di apporre la Sua firma in calce al cosidetto decreto interpretativo salva-liste. Vivo all’estero esercitando la professione di ricercatore che, mi creda, preferirei esercitare nel mio Paese. Un Paese che amo per il coraggio che ha saputo dimostrare attraverso i movimenti di Resistenza e di lotta contro il regime nazifascista e che hanno portato al miracolo della Costituzione repubblicana, di cui Lei oggi e’ garante.

Lasci che Le chieda dove, Sig, Presidente, nella nostra Costituzione, e’ scritto o solo formulato il concetto secondo il quale “la sostanza debba prevalere sulla forma”? Quasi sempre, nel diritto, cosi’ come nei diritti sanciti dalla Carta costituzionale, la forma equivale alla sostanza, la forma e’ sostanza. Lo e’ per tutti i cittadini che partecipano ad un concorso pubblico, che pagano le tasse, che sono sottoposti ad un processo. La forma e’ sostanza e lo e’appunto perche’ tutela i cittadini, proteggendoli dagli abusi di chi sfugge alla regole comuni.

E non le sembra, al contrario, che questo governo che oggi tanto inneggia alla supremazia della sostanza, abbia fatto prevalere la forma quando, appellandosi fraudolentemente alla ‘par-condicio’, ha privato i cittadini italiani della necessaria informazione nel momento elettorale, abrogando tutte le trasmissioni di informazione del servizio pubblico e di fatto violando l’Art. 21?

Di “interpretativo” qui, c’e’ solo l’atteggiamento del governo verso la Costituzione. Un atteggiamento da Lei avallato in occasione del “lodo Alfano” che gia’ dal suo concepimento si mostrava palesemente incompatibile con l’Art 3 ma che Lei ha creduto di firmare ugualmente per poi essere drammaticamente smentito dalla Corte Costituzionale. Un atteggiamento da Lei avallato oggi, inspiegabilmente, ancora una volta. Un atteggiamento, quello del governo,  che interpreta solo ed unicamente il proprio interesse, Sig. Presidente, e dove il cittadino non e’ mai nemmeno lontanamente contemplato.

Lei ha sostenuto di aver firmato il decreto per garantire un corretto svolgimento del diritto di voto. Ma la realta’ dei fatti e’ che, avendo firmato, Lei ha fatto esattamente il contrario. Ha, per la prima volta nella storia repubblicana, minato alla radice lo stesso diritto di voto che Lei dice di difendere, vanificando l’impegno democratico di chi, rispettando alla lettera la legge, ha negli anni onorato la Costituzione raccogliendo correttamente sino all’ultima firma per la presentazione delle liste. Lei ha detto: “Una esclusione del PdL era insostenibile” e lo ha affermato pur sapendo che il PdL non aveva presentato alcuna lista nel Lazio, presumibilmente a causa di faide interne che nulla hanno a che fare ne’ con la forma ne’ con la sostanza. Eppure decine di liste maggiori e minori sono state escluse per motivi assai meno gravi negli anni repubblicani. Perche’ al PdL non vengono applicati gli stessi criteri? Oggi lei crea un precedente che agira’ da spartiacque nella nostra Repubblica, un precedente secondo il quale le regole potranno essere sempre e comunque cambiate in corsa, supposto che a farlo sia il piu’ forte. Nulla, ormai, impedisce di ipotizzare che, secondo il medesimo criterio, una consultazione popolare possa essere annullata perche’ la sostanza si imponga sulla forma, e cioe’ che la sostanza della vittoria del piu’ forte possa prevalere sulla forma di un risultato elettorale opposto. Proprio come nella Birmania di Daw Aung San Su Kyi nel 1990.

Cordialmente

Francesco Creta

Il Re e’ nudo!!!

Saturday, January 30th, 2010

In pochissimi, durante questi anni, hanno gridato “il re e’ nudo!” come il ragazzino de Gli abiti nuovi dell’imperatore di Andersen. La ragione e’ ovvia in un paese di cortigiani governato da un re, un principe, un cavaliere come Berlusconi. Quanti sognerebbero di ribellarsi a chi ha modellato la propria carriera, a chi e’ il solo e unico dominus a cui si devono le proprie fortune? Immaginatevi Gasparri, che senza Berlusconi gestirebbe al piu’ una agenzia di assicurazioni, e come socio di minoranza. Altro che ministro della Repubblica. E che dire di Cicchitto, un piduista reietto financo dal partito socialista di Craxi. Che farebbe oggi senza Berlusconi, il venditore porta a porta?. E Bondi? Schifani? Insomma la lista comprende tutti, partendo dai ministri Berlusconiani giu’ giu’ fino all’ultimo consigliere comunale del PdL, tutti, senza eccezioni, beneficati dal tocco di Mida, quello raccontato da Ascanio Celestini pero’. Anche chi, come i milioni di elettori di Berlusconi, non ottiene vantaggi personali immediati sembra comunque soggiogato, sino al fanatismo, da questa orgia di potere. Come se il proprio voto comprasse il diritto a sognare di essere ammessi a quel club delle liberta’ dove tutto e’ permesso, dove il denaro scorre a fiumi e ad ognuno vengono concesse 72 vergini. Un potere, ricordiamocelo, la cui unica e sola funzione e’ la salvaguardia del re, il mantenimento dei suoi immensi possedimenti e la protezione dai processi. Ed e’ un compito arduo in una democrazia le cui regole sono dettate da quella spinosissima Carta Costituzionale, scritta cosi’ bene da far passare notti insonni al nostro povero Mida, quando non sia intrattenuto in altre faccende da qualche ‘farfalla’ notturna.
E’ per queste ragioni che quando qualcuno dei membri del club sia scorto ad urlare o solo a sussurrare “il re e’ nudo!“, l’evento debba essere accolto con un vero e profondo interesse scientifico, sociologico. Infatti di evento rarissimo si tratta. Un esempio del tutto accidentale, riportato qui sotto nel post “Las Mariposas”, ha riguardato l’ex fidanzatino di Noemi Letizia. Di esempi piu’ autentici se ne contano pochissimi negli anni passati. Il primo ha visto come protagonista il ‘maestro venerabile Licio Gelli, piu’ un ispiratore che cortigiano, che, clamorosamente ancora vivo, rilascio’ a Concita de Gregorio di Repubblica una indimenticabile intervista. A riassumerla in una frase diremmo “Berlusconi ha realizzato il piano di Rinascita Democratica della P2, voglio i diritti!!“. Il secondo esempio e’ una intervista, inaspettatamente sincera, rilasciata da ‘Lurch’ Ghedini a Piero Ricca dove racconta, ovviamente fra le righe, il suo immane sforzo nel salvare il suo padrone dalla galera. C’e’ quasi da provare pena per lui. Il terzo esempio e’ una recente intervista ad un ex, Carlo Taormina. Una volta il piu’ agguerrito e scalmanato del club di cui erano membri Ghedini e Previti, oggi si rivela, forse mosso da acredine e rimpianto piu’ che da una ‘pulsione morale’ come dice lui. E racconta tutti i meccanismi segreti delle leggi ad personam che poi sono la ragione stessa del governo di Berlusconi e la ragone unica per la quale Berlusconi e’ ancora a piede libero. Un ultimissimo esempio di involontaria confessione e’ il documento di Cicchitto che chiama a raccolta le truppe parlamentari per votare il legittimo impedimento a personam. Per le leggi che riguardano tutti i ciddadini si puo’ anche essere assenti, per quelle che riguardano il cittadino Berlusconi no.

INTERVISTA A LICIO GELLI, da La Repubblica 28/8/2003 Concita De Gregorio

INTERVISTA A CARLO TAORMINA, da L’Espresso 30/1/2010 Alessandro Gilioli

IL DOCUMENTO ‘CONFESSIONE’ DI CICCHITTO

(Enrico VI parte I) Il vecchio pastore a sua figlia Giovanna d’Arco:
Vorrei che il latte che tua madre ti diede quando suggevi il suo seno fosse stato per te arsenico! oppure che, quando facevi pascolare gli agnelli nei prati, qualche lupo affamato ti avesse divorata! Rinneghi tuo padre, maledetta sgualdrina? Bruciatela, bruciatela! la forca sarebbe troppo poco per lei.

No Berlusconi Day Chicago

Saturday, December 12th, 2009

Non ci sono molte parole per commentare una bella, bellissima giornata di sole e di freddo nella perfezione architettonica di Chicago tra italiani lontani da casa ad augurarsi che se ne vada al piu’ presto.

Lady Macbeth

Tuesday, November 3rd, 2009

Cos’altro e’ l’Italia se non il terzo atto di una tragedia. Prendete Macbeth per esempio, il generale scozzese del dramma shakespeariano, barone di Glamis, tentato al punto dal potere da uccidere per il trono di Scozia. Ambiziosa e spregiudicata come se non piu’ di lui, la moglie, lady Macbeth, posseduta dai propri disegni di potere, lo spinge con malizia verso il delitto di re Duncan:

Che quel domani non vedrà mai il sole! La vostra faccia, signor mio, è un libro in cui gli uomini possono leggere strane cose; per ingannare i tempi assumete l’aspetto stesso dei tempi: abbiate il “benvenuto” nell’occhio, nella mano e sulla lingua; prendete l’apparenza del fiore innocente, ma siate il serpe che sta sotto. Bisogna occuparci di colui che arriva: e voi affiderete a me il disbrigo della grande faccenda di questa notte, che sola potrà dare a tutte le nostre notti e i giorni avvenire assoluta sovrana autorità e signoria…

La loro comunione criminale, pero’, pian piano si disfa’, sotto il peso dei crimini commessi e della insensata tirannide che ne segue. Lady Macbeth e’ colta da un angoscioso rimorso e cerca nel sonno di lavarsi le mani dal sangue che le imbratta

Via, maledetta macchia! Via, dico Una… due: ecco, allora è il momento di farlo. L’inferno è buio! Vergogna, mio signore, vergogna!…Queste mani non verranno mai pulite? Basta di ciò, mio signore, smettete: voi rovinate tutto con questi vostri sussulti….empre odore di sangue, qui! Tutti i profumi dell’Arabia non basteranno a rendere odorosa questa piccola mano. Oh…. oh… oh!

Il regno di Macbeth ben presto si sgretola sotto la propria nequizia, eppure chi come Malcom, figlio di Duncan, lo combatte, ammette un futuro ancora piu’ oscuro e incerto senza il despota:

MALCOLM: “….La nostra patria soccombe sotto il giogo; e piange, e sanguina, e ogni nuovo giorno una nuova ferita si aggiunge alle sue piaghe. Io penso, inoltre, che vi sarebbero braccia pronte a levarsi in difesa del mio diritto e qui, dal grazioso re d’Inghilterra, mi vien fatta l’offerta di buone migliaia, ma nonostante tutto questo, quando io passerò col mio piede sulla testa del tiranno o la porterò sulla punta della spada, la mia povera patria dovrà subire più eccessi di quelli che non abbia subìti fino ad ora, dovrà soffrire di più, e in più diverse guise che mai, per opera di colui che gli succederà.

MACDUFF: “Ma chi sarà mai costui?”

MALCOLM: “Intendo parlare di me, nel quale io so che sono innestate tutte le gemme del vizio, sicché quando si apriranno, il nero Macbeth sembrerà candido come neve, ed il povero Stato lo stimerà un agnello in paragone delle mie sconfinate nequizie.”

Si direbbe, dunque, che in in Italia come nelle Highlands il copione venga seguito alla lettera compreso il pentimento della regina consorte, Veronica Lario:

Qualcuno ha scritto che tutto questo è a sostegno del divertimento dell’imperatore. Condivido: quello che emerge dai giornali è un ciarpame senza pudore, tutto in nome del potere…figure di vergini che si offrono al drago per rincorrere il successo, la notorietà e la crescita economica. Per una strana alchimia il paese tutto conceda e tutto giustifichi al suo imperatore.”

Aspettiamo dunque il quinto atto, che entri la figura di MacDuff, fedele barone di Fife e che si metta a capo della crociata per detronizzare il despota Macbeth, colpevole di aver ucciso sua moglie e i figli prima che l’intero regno.

MACDUFF: “Allora arrenditi, codardo, e vivi per essere lo spettacolo e la meraviglia di questa età: attaccheremo il tuo ritratto in cima ad un palo, come si fa dei nostri più rari esseri mostruosi, e sotto ci scriveremo: “Qui potete vedere il tiranno“.

Gia’. Attaccato in cima ad un palo. Altri dopo Macbeth, barone di Glamis, hanno fatto questa fine.

Berlusconi vs Blagojevich

Friday, October 16th, 2009

Vivendo negli Stati Uniti e’ impossibile evitare il paragone tra i media statunitensi e quelli italiani. Piu’ in generale, e’ impossibile non accorgersi di come l’Italia abbia visto il progressivo erodersi della qualita’ del giornalismo, se mai c’e’ stata, fino al prosciugamento di qualsiasi spirito critico che assolva alla funzione di controllo del potere. La Costituzione repubblicana e’ una carta la cui funzione ultima e’ di limitare la crescita di un potere sull’altro. Del resto e’ questa l’essenza stessa della democrazia, il bilanciamento del potere. La carta da sola, pero’, non basta e occorre che accanto ad essa agisca parallelamente una coscienza collettiva che ne interpreti lo spirito, sostenendolo di volta in volta. Ecco dunque che la sentenza della Corte Costituzionale sul cosidetto ‘Lodo Alfano’, pur ristabilendo con forza ed in via formale il principio di eguaglianza sancito dall’art. 3 della Costituzione, non e’ sufficiente, da sola, a ristabilirne lo spirito presso i cittadini. Il clamore della sentenza nasce appunto dal fatto che vi si sia giunti senza che l’opinione pubblica avesse, autonomamente, nei mille modi possibili in democrazia, gia’ condannato una legge manifestamente iniqua. E questo perche’ un’opinione pubblica in merito al lodo non si e’ mai sviluppata, tanto i media, e specialmente la televisione, remando in direzione opposta, si rivelano asserviti al potere. Ecco quindi come il compito essenziale dell’informazione, cioe’ informare, venendo meno, fa mancare quell’essenziale supporto allo spirito della Costituzione, lasciando spazio alle affermazioni reazionarie degli ultimi giorni che hanno visto alcuni membri del governo Berlusconi definire ’sentenza politica’ o ‘golpe giuridico’ un pronunciamento della Consulta.
Il confine tra una democrazia compiuta e una deriva autoritaria e’ dunque nella partecipazione dei cittadini, nella loro consapevolezza o ‘public awareness’ e nel ruolo fondamentale che questa ha nel rafforzare lo spirito percepito della Costituzione.
Ma come si crea consapevolezza? E come si dissimula, al contrario, la realta’ tanto da impedire che una consapevolezza si venga effettivamente a creare?. Come si agisce in difesa della democrazia e come invece in funzione del potere? Di seguito sono riportati due esempi chiarissimi dell’uno e dell’altro. Entrambe sono ‘talk show’, entrambe occidentali, in un certo senso assimilabili. Eppure fondamentalmente e drasticamente diversi perche’, nel caso del ‘daily show’ di Jon Stewart c’e’ uno sforzo quasi disperato a distanziarsi dal potere, a ridicolizzarlo, ridimensionandolo al ruolo stabilito dalla Costituzione e, di contro, un senso di timore reverenziale del potere nei confronti del pubblico (nello specifico si tratta di un’intervista all’ex governatore dell’Illinois Blagojevich, costretto alle dimissioni ed oggi in attesa di giudizio per un grave fatto di corruzione). Nel caso di ‘porta a porta’ di Bruno Vespa, invece, si compie l’esercizio opposto, l’atto reazionario e stucchevole di incensare il potere, quello di Berlusconi, esercitando la pratica della prevaricazione, la difesa utilitaristica del satrapo, nascondendo i fatti dissimulandoli, allenando gli spettatori inconsapevoli a divenire sudditi. Il risultato e’ il furto della verita’ e il soffocamento della democrazia.

The Daily Show With Jon Stewart Mon – Thurs 11p / 10c
Exclusive – Rod Blagojevich Extended Interview Pt. 1
www.thedailyshow.com
Daily Show
Full Episodes
Political Humor Ron Paul Interview

ore 20.16 – Berlusconi: «Viva Berlusconi»

Thursday, October 8th, 2009

Articolo 1 del cosidetto “Lodo Alfano“, legge 23 luglio 2008, numero 124:

« 1. Salvi i casi previsti dagli articoli 90 e 96 della Costituzione, i processi penali nei confronti dei soggetti che rivestono la qualità di Presidente della Repubblica, di Presidente del Senato della Repubblica, di Presidente della Camera dei deputati e di Presidente del Consiglio dei ministri sono sospesi dalla data di assunzione e fino alla cessazione della carica o della funzione. La sospensione è applicata anche ai processi penali per fatti antecedenti l’assunzione della carica o della funzione. »

Sentenza Corte Costituzionale, 7 ottobre 2009, ore 18:31

«la Corte ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 1 della legge 23 luglio 2008, numero 124 per violazione degli articoli 3 e 138 della Costituzione. »

Italia, 7 ottoble 2009:

14-00 – Umberto Bossi “Io sono per la saggezza. Perche’ sfidare l’ira dei popoli?”

14-00 – Umberto Bossi In caso di bocciatura del Lodo Alfano? “Trascineremo il popolo”

18.57 – Gasparri, Pdl: «La Corte non è più organo di garanzia»

19.00 – La Russa, Pdl: «Sembra sentenza politica»

19.12 – Bertolini, Pdl: «Sentenza lascia esterrefatti»

19.16 – Ghedini, Pdl: «Corte rinnega i suoi principi»

19.23 – Ronzulli, Pdl: «Tentativo di sovvertere il voto»

19.27 – Craxi, Pdl: «Golpe strisciante avanza»

19,39 – Berlusconi: «Vado avanti, la corte è di sinistra. Queste cose mi fanno un baffo».

19.43 – Alemanno, Pdl: «Sentenza non intacca legittimazione premier»

19.44 – Frattini, Pdl: «Sentenza inaccettabile»

20.00 – Giorgia Meloni “Ho il sospetto che i giudici si siano espressi secondo le indicazioni dei partiti”

20.00 – Stefania Prestigiacomo “Quella della Consulta è una sentenza politica”

20.00 – Mariastella Gelmini “La Consulta non è più un organo di garanzia”

20.00 – Berlusconi: «Napolitano presidente di parte»

20.03 – Berlusconi: «Rischio di alterare i poteri dello stato»

20.16 – Berlusconi: «Viva Berlusconi»

20.24 – Galan, Pdl: «Facciamoli soffrire»

20.34 – Bondi, Pdl: «Senza Berlusconi l’Italia non ha futuro»

20.37 – Napolitano: «Tutti sanno che sto dalla parte della Costituzione»

20.45 – Berlusconi: «La sinistra si è impadronita della Corte Costituzionale»

20.51 – Alfano: «Si crea problema tra premier e cittadino»

21.43 – Bianconi, Pdl: «Matto chi dà credito a Di Pietro»

20.47 – Berlusconi: «Non mi interessa cos’ha detto Napolitano»

Italia, 1º gennaio 1948:

Articolo 3 della Costituzione della Repubblica Italiana:

«Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. »

Non c’e’ nulla da aggiungere mi pare.

L’epifania

Saturday, October 3rd, 2009

Una epifania e’ la manifestazione diretta di una divinita’. E cosi’ ci e’ apparsa Patrizia D’Addario ieri ad Annozero, come una divinita’ ultraterrena, un ectoplasma etereo. Si perche’ fino a ieri Patrizia D’Addario sulla televisione italiana non esisteva. Non esisteva come notizia, scomparsa come scomparsi sono i fatti dal giornalismo televisivo italiano.
Per qualsiasi giornalista, il caso D’Addario e prima di questo il caso di Noemi Letizia, sono entrambi definibili come classiche ‘bombe’, notizie esplosive, deflagranti. La ragione e’ semplice: in una democrazia la figura pubblica di un primo ministro deve essere trasparente, specchiata, perche’ rappresenta le istituzioni, non le incarna, ma le rappresenta temporaneamente. Le istituzioni, al contrario, appartengono, direttamente e fisicamente, al popolo e non alla carica che temporaneamente le rappresenta. Quando questa funzione rappresentativa, questa responsabilita’, viene tradita, si apre un conflitto gravissimo del quale il rappresentante politico deve rispondere. Nel caso di Berlusconi c’e’ stata una sequela talmente umiliante di menzogne volte a nascondere le scappatelle con minorenni prima e le notti con prostitute dopo, nonche’ un uso cosi’ spregiudicato del potere, tanto da candidare varie escrot alle elezioni, che pretendere delle risposte e’ il minimo che un giornalista possa fare.
Invece il dibattito ha subito virato verso altre direzioni. Si e’ infiltrato da subito il tema della privacy, ridicolo per un personaggio pubblico, e della inopportunita’ di sindacare sulla vita privata del premier vista la mancanza di riscontri penali. In una democrazia occidentale si e’ assistito cioe’ alla assoluta novita’ del giornalismo ‘a la carte’, che si manifesta solo su ordinazione, in presenza di uno specifico reato penale e che altrimenti ha il dovere di tacere. E’ il manuale Minzolini di cui e’ esemplare l’intervento al tg1 per giustificare l’assoluto silenzio del suo telegiornale sulla vicenda delle escort. Ed e’ cosi’ che a molti mesi dallo scandalo gli italiani sono stati tenuti all’oscuro dai fatti, privati del loro diritto ad essere informati, mentre altri giornalisti mettevano in pratica il ‘metodo Feltri’ o piu’ semplicemente il metodo mafioso della minaccia di pubblicare notizie scomode su chi osasse rompere il silenzio.
Tutto questo accadeva mentre lo ’scandalo Berlusconi’ imperversava sui giornali e le tv di tutto il mondo tranne le nostre. Ebbene ieri, su annozero, si e’ aperto un piccolo squarcio nel silenzio di regime. Una fessura dalla quale gli italiani hanno finalmente potuto ascoltare le parole di Patrizia D’Addario, una donna la cui testimonianza ha per la prima volta rivelato il vero volto della vita di palazzo, del potere berlusconiano, fatto di egomania malata, risate ossequiose, scopate da tergo, minacce violente, sepolcri imbiancati, yesmen e puttane. Un potere illegale che da quindici anni occupa le nostre istituzioni,e al quale, come in una epifania, ieri e’ caduta la maschera.Una epifania e’ la manifestazione diretta di una divinita’. E cosi’ ci e’ apparsa Patrizia D’Addario ieri ad Annozero, come una divinita’ ultraterrena, un ectoplasma etereo. Si perche’ fino a ieri Patrizia D’Addario sulla televisione italiana non esisteva. Non esisteva come notizia, scomparsa come scomparsi sono i fatti dal giornalismo televisivo italiano.

Per qualsiasi giornalista, il caso D’Addario e prima di questo il caso di Noemi Letizia, sono entrambi definibili come classiche ‘bombe’, notizie esplosive, deflagranti. La ragione e’ semplice: in una democrazia la figura pubblica di un primo ministro deve essere trasparente, specchiata, perche’ rappresenta le istituzioni, non le incarna, ma le rappresenta temporaneamente. Le istituzioni, al contrario, appartengono, direttamente e fisicamente, al popolo e non alla carica che temporaneamente le rappresenta. Quando questa funzione rappresentativa, questa responsabilita’, viene tradita, si apre un conflitto gravissimo del quale il rappresentante politico deve rispondere. Nel caso di Berlusconi c’e’ stata una sequela talmente umiliante di menzogne volte a nascondere le scappatelle con minorenni prima e le notti con prostitute dopo, nonche’ un uso cosi’ spregiudicato del potere, tanto da arrivare a candidare alcune prostitute  alle elezioni, che pretendere delle risposte e’ il minimo che un giornalista possa fare.

Invece il dibattito ha subito virato verso altre direzioni. Si e’ infiltrato da subito il tema della privacy, ridicolo per un personaggio pubblico, e della inopportunita’ di sindacare sulla vita privata del premier vista la mancanza di riscontri penali. In una democrazia occidentale si e’ assistito cioe’ alla assoluta novita’ del giornalismo ‘a la carte’, che si manifesta solo su ordinazione, in presenza di uno specifico reato penale e che altrimenti ha il dovere di tacere. E’ il manuale Minzolini di cui e’ esemplare l’intervento al tg1 per giustificare l’assoluto silenzio del suo telegiornale sulla vicenda delle escort. Ed e’ cosi’ che a molti mesi dallo scandalo gli italiani sono stati tenuti all’oscuro dai fatti, privati del loro diritto ad essere informati, mentre altri giornalisti mettevano in pratica il ‘metodo Feltri’ o piu’ semplicemente il metodo mafioso della minaccia di pubblicare notizie scomode su chi osasse rompere il silenzio.

Tutto questo accadeva mentre lo ’scandalo Berlusconi’ imperversava sui giornali e le tv di tutto il mondo tranne le nostre. Ebbene ieri, su annozero, si e’ aperto un piccolo squarcio nel silenzio di regime. Una fessura dalla quale gli italiani hanno finalmente potuto ascoltare le parole di Patrizia D’Addario, una donna la cui testimonianza ha per la prima volta rivelato il vero volto della vita di palazzo, del potere berlusconiano, fatto di egomania malata, risate ossequiose, scopate da tergo, minacce violente, sepolcri imbiancati, yesmen e puttane. Un potere illegale che da quindici anni occupa le nostre istituzioni,e al quale, come in una epifania, ieri e’ caduta la maschera.

Las Mariposas

Thursday, September 24th, 2009

La vicenda grottesca delle escort, delle minorenni e dei festini in casa Berlusconi e’ li, ancora tutta da decifrare e da leggere. Certo e’ che a ripercorrere le cronache degli ultimi quattro mesi, quelle pochissime cronache, cioe’, che coraggiosamente hanno urlato ‘il re e’ nudo’, viene in mente quel genere letterario sudamericano noto come ‘la novela del dictador’. Come nel libro ‘Yo el Supremo’ dove José Gaspar Rodríguez de Francia, dittatore ottocentesco paraguaiano, si presenta con la frase “Io non scrivo la storia, la faccio a mio piacimento”. O come il dittatore dominicano Trujillo ne “La festa del caprone” di Vargas Llosa: “In cielo c’e’ Dio, in terra Trujillo”. Il tema e’ quello del caudillo, del dittatore, sia esso argentino, cileno o paraguayano, del suo potere, spesso assouluto e ancor piu’ spesso inutilmente crudele. Certo mancano i fucili spianati, gli assembramenti di prigionieri nello stadio nazionale, ma il resto, il contorno e’ tutto li’. Innanzitutto ci sono i cortigiani, i gregari, quasi sempre maschi, che sostituiscono gli squadroni della morte e i plotoni d’esecuzione. E poi, sopratutto, c’e’ lui, il caudillo e le mille sfumature e manifestazioni del suo potere. Una per tutte, le donne. Si perche’ per un dittatore che si rispetti occorrono donne, un numero sovrabbondante di donne, in competizione tra loro, ognuna desiderosa che si accenda una lanterna rossa fuori la propria porta. Il rischio, nell’Italia di oggi, e’ pero’ che il genere letterario scada nella farsa de ”il dittatore dello stato libero di bananas” senza, ahime’, la comicita’ grottesca di Woody Allen.
Abbiamo, cosi’, il nostro eroe negativo, il ‘villain’. Ma a chi,  nella novela del dictador italiana, spetta la parte dell’eroe? C’e’ a questo proposito un esempio eccellente. Proprio in quella Repubblica Dominicana di Rafael Trujillo, vissero le tre sorelle Mirabal, universalmente note come “Las Mariposas”, le farfalle, protagoniste del piu’ significativo movimento di opposizione al regime trujillista. La piu’ determinata delle tre, Minerva Mirabal, ben introdotta nel palazzo per ragioni di famiglia, non cedette mai alle avances di Trujillo e per questo pago’ con la vita insieme alle sue sorelle. Cercare oggi in Italia movimenti come “Las Mariposas” o “La Rosa Bianca” di Sophie Scholl, a cui, tra l’altro questo blog e’ dedicato, e’, piu’ di ogni altra cosa, inutile. Non c’e’ un movimento di opposizione popolare a Berlusconi semplicemente perche’ in Italia a Berlusconi non ci si oppone. La teenager tipo, Noemi Letizia, in questo si dimostra diabolica, intessendo pazientemente il suo piano geriatrico-sessuale per raggiungere la agognata gloria. Nessuno, nella vicenda delle escort, si ribella, nessuno dei protagonisti si indigna, nessuno e’ colto da rimorso o da un vago senso di ribrezzo. Nessuno dei ‘commensali’ e, e’ bene ribadirlo, nessun commentatore dei ‘mainstrem media’, lancia l’allarme o si mette in gioco, tranne forse la d’Addario perche’ costretta.
Un deserto etico.
C’e’ tuttavia un piccolo, insulso e quasi demenziale episodio che val la pena di considerare, di riabilitare. C’e’ quel Gino Flaminio, ex fidanzatino di Noemi, del quale esiste un filmato riportato nel blog, che, contro ogni pronostico, un giorno di maggio, decide di parlare, di dire la sua verita’. Ora, considerare rivoluzionarie o eroiche le parole di Gino, accostare il suo gesto all’estremo sacrificio delle “Las Mariposas” e’, ammettiamolo, un po’ forzato. Eppure, nel panorama di pornografia politica a cui Berlusconi ci ha abituato, Gino Flaminio compie, del tutto involontariamente, un gesto para-eroico. Dice la verita’. Gli e’ complice l’ingenuita’ e una certa bonta’ d’animo, eppure riesce ad avventurarsi li’ dove tutti, dai menestrelli di corte all’ultimo dei teo dem ‘diversamente concordi’, direbbe ellekappa, mai sognerebbero di andare. Gino smentisce il Capo, il Ras, il Trujillo, lo fa in video e voce, lo smentisce categoricamente e senza possibilita’ di replica, e lo fa senza accorgersene. E’ la prima volta in Italia, una assoluta novita’: “I genitori non c’entrano nulla, e’ Berlusconi che ha chiamato Noemi, direttamente” e ancora “il numero lo ha preso dal book fotografico datogli da Emilio Fede”. Insomma, due frasi e si scoperchia il verminaio della ipersessualita’ geriatrica di un triste caudillo italiano, colto da disturbo narcisistico della personalita’.

Le uniche ‘Mariposas’, le uniche farfalle di questa storia rimangono, tuttavia, quelle di infima bigiotteria smerciate al chilo dal nostro ‘Presidente’ alle sue ‘escort’. E questo e’ un fatto.

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