Archive for August, 2009

Immigrati pluto-giudaico-massoni

Monday, August 24th, 2009

“Il fascismo non e’ ideologia, il fascismo e’ azione, e azione fu”, “Io non ho creato il fascismo, l’ho tratto dall’inconscio degli italiani. Se non fosse stato cosi’, non mi avrebbero seguito per vent’anni.” Mussolini definiva cosi’ il fascismo, con parole non dissimili da quelle usate da Hitler o da Goebbels a proposito dell’apparato di propaganda nazista. Molti storici hanno dibattuto sulla presunta malvagita’ intrinseca del popolo tedesco, senza la quale il fenomeno nazista non sarebbe potuto attecchire. Molti altri sostengono che fenomeni simili di dispotismo non avrebbero potuto esitere che in Germania o in Italia.

Molto piu’ semplicemente, e’ nella pancia del popolo che va ricercato il germe del fascismo. L’istituzione dell’egoismo, assurto a programma politico, l’odio del diverso, equivalente alla conferma del se’, della propria esistenza, anche e sopratutto esistenza misera. Ecco i fili che vanno manovrati, i nervi da scoprire, da rendere vivi,  per fondare e far prosperare un movimento razzista e xenofobo. Oggi, come ieri, precisamente come ieri, la lega fa questo, dall’alto del patto di sangue con Berlusconi, in un’impeto pseudo neo-conservatore pure fuori moda, sputa e vomita veleno sugli immigrati, gli “extracomunitari”, parola ormai sinonimo di “extracristiani”, “extra-noi”. Pretende e ottiene il reato di clandestinita’, cioe’ il reato di esistere. Impone la delazione di Stato. E sopratutto, gira le spalle, in una complicita’ assassina, agli uomini, donne e bambini, che dopo aver traversato il deserto, muoiono a migliaia in mare. Persone che non esistono, muoiono di una morte che non esiste. E la lega e’ l’unica colpevole. Con buona pace dei baciapile leghisti, che professano la cristianita’, senza saper vedere il volto del loro Cristo stampato, ogni giorno, su quelle facce di immigrati.

Rockefeller v. Carnagie

Friday, August 21st, 2009

Rockefellercarnagie

John Davison Rockefeller e’ considerato l’uomo piu’ ricco mai esistito sulla Terra e Andrew Carnegie il secondo. Queste due antiche figure del capitalismo americano, due ‘capitani d’industria’ a cavallo tra 800 e 900, non potrebbero essere piu’ distanti e allo stesso tempo piu’ simili.
John D. Rockefeller e’ conosciuto per essere lo spietato predatore che, anno dopo anno, meticolosamente e senza nessuna pieta’, assorbi’ tutti gli avversari, fondando la mastodontica ‘Standard Oil’, la piu’ grande compagnia petrolifera di tutti i tempi. Come ci riusci’ e’ ormai leggenda, ma tutti concordano nel definire ‘predatoria’ la sua tattica. Abbassare i prezzi contro ogni logica di mercato, indebolire sino a comprare gli avversari piu’ pericolosi ed infine assumere, tra le proprie fila, i piu’ validi tra gli ex nemici. Si potrebbe dire, strategie non troppo dissimili da quelle dei batteri o virus piu’ letali. Una cavalcata inarrestabile che si scontro’, ai primi del secolo scorso, contro il muro delle leggi antitrust dei singoli stati americani, leggi che pretesero, ottenendolo, lo smembramento della Standard Oil per violazione dei principi primi di concorrenza. Pensando ai monopoli televisivi italiani di oggi, viene da ridere, o da piangere, sopratutto perche’ nessuno, nel 1911 negli Stati Uniti, si lascio’ minimamente intimorire dall’enorme potere della Standard Oil, cosa impensabile oggi visto il misero scenario pecoreccio e servile dinnanzi al sultanato berlusconiano. Fatto sta che la Standard Oil, detentrice del 64% del mercato petrolifero americano, fu smembrata in 34 ‘new company’ tra le quali qelle oggi note come Conoco, Amoco, Chevron, Esso e Mobil. E John D. Rockefeller? Fini’ sul lastrico? Macche’. Si tenne strette strette le sue quote in ogni new company, preservando, intatta, la piu’ grande e duratura fortuna che il libero mercato abbia mai visto, campando novantasette anni e lasciando agli eredi, ad oggi piu’ di 150 e longevi quanto lui, un’eredita’ sufficiente per il prossimo milione di anni. Un tempo, comunque, infinitamente piu’ lungo della vita media di stati, repubbliche o concordati.

Andrew Carnegie ha una storia diversa. Nasce poverissimo in Scozia. Tanto povero che il padre decise di rilocare la famiglia oltreoceano nel 1848, in Pennsylvania, dove Andrew divenne telegrafista. Appassionato di letteratura, fece la sua fortuna partendo dal basso, passo passo, reinvestendo ogni guadagno, passando attraverso la guerra civile ed infine creando la U.S. Steel, che diventera’ presto un gigante mondiale dell’acciaio. “Riservero’ per me stesso uno stipendio non superiore ai $50.000 dollari l’anno, oltre questo non ho bisogno”. Il suo detto piu’ celebre rimane “passa il primo terzo della tua vita ad erudirti, il secondo a far quanti piu’ soldi puoi ed il terzo impiegalo a spendere tutti i soldi che hai per una giusta causa”. E cosi’ Andrew Carnegie fece. Nel 1901 vendette tutto a J.P. Morgan intascando in un solo giorno 230 milioni di dollari in azioni e titoli (cosi’ tanti da dover costruire un caveau speciale) e lasciando un impero di un valore pari al 4% del pil statunitense dell’epoca. Carnegie spese quasi tutto, costruendo biblioteche ed universita’, cercando di abbattere la monarchia inglese e di comprare la liberta’ alle Filippine durante la guerra ispano-americana.
Ne’ John D. Rockefeller, con la sua inesauribile ambizione, ne’Andrew Carnegie, il filantropo eccentrico, vollero mai, ne’ mai poterono, diventare presidenti degli Stati Uniti, ne’ membri del parlamento, ne’ vollero mai accentrare intorno a se’ un potere politico superiore al loro smisurato potere economico. I loro imperi smembrati per legge , nel nome del libero mercato,  o alienati per volonta’, non furono mai, nel bene o nel male, un pericolo per la democrazia.
Di certo una lezione da ricordare.

Disturbo Narcisistico di Personalita’

Sunday, August 16th, 2009

Lo vado ripetendo da mesi ormai. Forse anche da anni, ma da quando Veronica Lario ha pubblicamente dichiarato che l’ex marito e’ “un uomo malato” ne ho avuto conferma. Silvio Berlusconi e’ malato e soffre di “ Disturbo Narcisistico di Personalita’ ”. No non e’ uno scherzo, come del resto sono lontanissimi da essere uno scherzo gli ultimi quindici anni di politica italiana, tra leggi porcata, condanne per corruzione, dominio mediatico e puttane varie. Ebbene, adottiamo per l’occasione  un approccio scientifico, clinico. Il Diagnostic and Statistical Manual of mental disordersManuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali»), noto anche con l’acronimo DSM, è uno degli strumenti diagnostici per disturbi mentali più utilizzati da medici, psichiatri e psicologi di tutto il mondo. Secondo il criterio DSM, la diagnosi di disturbo narcisistico di personalita’ richiede che almeno cinque dei seguenti sintomi siano presenti in modo tale da formare un pattern pervasivo, cioè che rimane tendenzialmente costante in situazioni e relazioni diverse:

  1. Senso grandioso del sé ovvero senso esagerato della propria importanza
  2. È occupato/a da fantasie di successo illimitato, di potere, effetto sugli altri, bellezza, o di amore ideale
  3. Crede di essere “speciale” e unico/a, e di poter essere capito/a solo da persone speciali; o è eccessivamente preoccupato da ricercare vicinanza/essere associato a persone di status (in qualche ambito) molto alto
  4. Desidera o richiede un’ammirazione eccessiva rispetto al normale o al suo reale valore
  5. Ha un forte sentimento di propri diritti e facoltà, è irrealisticamente convinto che altri individui/situazioni debbano soddisfare le sue aspettative
  6. Approfitta degli altri per raggiungere i propri scopi, e non ne prova rimorso
  7. È carente di empatia: non si accorge (non riconosce) o non dà importanza a sentimenti altrui, non desidera identificarsi con i loro desideri
  8. Prova spesso invidia ed è generalmente convinto che altri provino invidia per lui/lei
  9. Modalità affettiva di tipo predatorio (rapporti di forza sbilanciati, con scarso impegno personale, desidera ricevere più di quello che dà, che altri siano affettivamente coinvolti più di quanto lui/lei lo è)

Avete ancora dubbi?

Jonestown, Italia

Sunday, August 16th, 2009

A chi dice di volersene andare da questo paese, rispondo che io l’ho gia’ fatto. Vivo negli Stati Uniti e, sebbene attutite, le miserie italiane giungono fin qui e non mi danno pace. Vi assicuro che non e’ facile e non c’e’ nulla di rassicurante a starsene qui ad assistere al suicidio collettivo del proprio paese. Sono anni che mi interrogo sul perche’ la maggioranza degli italiani abbia riposto fiducia e speranze nelle mani di un miserabile che, e’ di tutta evidenza, li sta trascinando nel baratro. Una risposta l’ho avuta dalla visione del documentario “Jonestown”, sul suicidio di massa, nel 1978, dei 910 ‘discepoli’ del reverendo Jones del ‘people’s temple’. Un fanatico che promettendo un sogno ’socialista’ porto’ i suoi seguaci, in maggioranza poveri afroamericani, in Guiana per poi indurli al suicidio. 910, tra anziani, bambini, neonati. Cosa li spinse a togliersi la vita, a sacrificarsi per un pazzo? Ascoltando le registrazioni degli ultimi istanti capiamo come avessero delegato la propria stessa esistenza al reverendo privandosi volontariamente del proprio senso critico. Il voler vivere la sua vita invece che la propria, dedicarsi alla sua adulazione li spinge a dimenticarsi di se’ fino al gesto estremo, visto come liberazione, trapasso e non come fine. Nessuna meraviglia che milioni di italiani adorino Berlusconi, oltre ogni logica. E dunque, nessuna meraviglia che la chiesa capitalizzi, come sa, sul mercato dell’adorazione.
F.C.

Vi consiglio l’ascolto, macabro, della registrazione degli ultimi minuti del people’s temple prima del suicidio di massa. Ai deliri del reverendo segue qualche critica, subito stroncata dagli altri adoranti adepti. Ecco in piccolo cosa e’ successo su grande scala in molti paesi nel 20mo secolo e, oggi, in Italia