Archive for March, 2010

Metti in scena la vergogna

Sunday, March 28th, 2010

Sono sedici anni che, in un modo o nell’altro serpeggia inquietante una domanda: quale forma letteraria e’ la piu’ efficace contro Berlusconi? In altri termini, esiste la piece teatrale definitiva, l’articolo giornalistico perfetto, il film o il libro che riesca a cogliere, cristallina, l’essenza, l’odore acre, la miseria di questi anni?
In altri tempi fioccherebbero le risposte. ‘Orizzonti di gloria‘ come manifesto pacifista agli albori della guerra fredda, ‘Se questo e’ un uomo’ come bibbia laica del dopoguerra, ‘Vita di Galileo’ di Bertold Brecht come denuncia al nazismo. Anche in tempi piu’ recenti, per vicende piu’ locali, come le stragi di stato e il ‘golpe Borghese’ in Italia, verrebbe da citare quel gioiello di dissacrazione che e’ ‘Vogliamo i Colonnelli’ di Monicelli. L’equazione e’ nella la scelta del linguaggio che meglio catturi il ghigno di un tempo piuttosto che la sua lunga ombra, la smorfia e il respiro di un evento, la sua immagine nascosta nella faccia della gente.
Eppure, questi anni infami, che sembrerebbero malamente sceneggiati, scritti per essere dileggiati, sono finiti, misteriosamente, per essere quasi impossibili da interpretare in forma letteraria. Difficilissima e’ la loro trasposizione, complicatissimo farne un riassunto lucido, distillarne l’essenza. E, stranamente, e’ ridottissimo il numero di persone che ci ha provato. ‘Tuttobenigni‘ del ‘96 fu un primissimo esempio, riuscito, di critica al nascente regime di Berlusconi. Parlava pero’ in un idioma teatrale classico, di un fenomeno appena nato che, gia’ allora, manifestava segni di anarchia sociale difficilmente interpretabili con il linguaggio corrente. Per quanto grottesca potesse sembrare una battuta, la realta’ l’avrebbe fatta diventare una timidissima, inefficace boutade. Dieci anni dopo ‘il Caimano‘ di Moretti cerco’ di avvicinarsi al tema ma con tale circospezione da lasciare serratissimi tutti i nodi che aveva in mente di sciogliere. Chi e’ veramente Berlusconi? Ha o no fatto cose indicibili? Come parlare di cose indicibili? L’ironia e’ che spesso e’ trapelata da Berlusconi piu’ sincerita’, per il tramite delle sue menzogne, di quanta non venisse da un genuino tentativo di compiere un esercizio di verita’. Ecco dunque disinnescata sul nascere ogni forma letteraria.
Eccoci arrivati a Daniele Luttazzi nel suo monologo in ‘Rai per una notte‘, la trasmissione pirata di Michele Santoro. Il linguaggio, finalmente, e’ del tutto nuovo, per una volta piu’ innovativo di quanto non lo siano i rutti e i peti fascistoidi berlusconiani. Luttazzi, in qualche modo, e’ riuscito per la prima volta a rompere l’oscenita’, a banalizzarla, usando un linguaggio speculare ed opposto. Che nulla ha a che fare con nulla, se non con cio’ che identifica, solo e unico, come proprio nemico, Berlusconi. La banalita’ del male o, piu’ semplicemente la terza fase del sesso anale. Ecco cos’e Sacca’ che dichiara al suo padrone ‘quel senso di vuoto’. Grazie, Daniele, per aver reso chiarissimo un ventennio di equivoci letterari, di coiti interrotti, di impotenza nel descrivere l’indescrivibile. Oggi, almeno per me, e’ tutto piu’ chiaro, piu’ semplice. Finalmente questi 16 anni hanno un degno riassunto, che onora gli onesti.

Lettera al Capo dello Stato

Sunday, March 7th, 2010

Mi lasci esprimere, Signor Presidente della Repubblica, la mia estrema amarezza ed il mio profondissimo disagio di fronte alla scelta di apporre la Sua firma in calce al cosidetto decreto interpretativo salva-liste. Vivo all’estero esercitando la professione di ricercatore che, mi creda, preferirei esercitare nel mio Paese. Un Paese che amo per il coraggio che ha saputo dimostrare attraverso i movimenti di Resistenza e di lotta contro il regime nazifascista e che hanno portato al miracolo della amata Costituzione repubblicana, di cui Lei oggi e’ garante.
Lasci che Le chieda dove, Sig, Presidente, nella nostra Costituzione, e’ scritto o solo formulato il concetto secondo il quale “la sostanza debba prevalere sulla forma”? Quasi sempre, nel diritto, cosi’ come nei diritti sanciti dalla Carta costituzionale, la forma equivale alla sostanza, la forma e’ sostanza. Lo e’ per tutti i cittadini che partecipano ad un concorso pubblico, che pagano le tasse, che sono sottoposti ad un processo. La forma e’ sostanza e lo e’appunto perche’ tutela i cittadini, proteggendoli dagli abusi di chi sfugge alla regole comuni.
E non le sembra, al contrario, che questo governo che oggi tanto inneggia alla supremazia della sostanza, abbia fatto prevalere la forma quando, appellandosi fraudolentemente alla ‘par-condicio’, ha privato i cittadini italiani della necessaria informazione nel momento elettorale, abrogando tutte le trasmissioni di informazione del servizio pubblico e di fatto violando l’Art. 21? Di “interpretativo” qui, c’e’ solo l’atteggiamento del governo verso la Costituzione, atteggiamento da Lei avallato in occasione del “lodo Alfano”, gia’ dal suo concepimento palesemente incompatibile con l’Art 3, atteggiamento da Lei avallato oggi ancora una volta. Un atteggiamento che interpreta solo il proprio interesse, caro Sig. Presidente.
Lei ha sostenuto di aver firmato il decreto per garantire un corretto svolgimento del diritto di voto. Ma la realta’ dei fatti e’ che, avendo firmato, Lei ha fatto esattamente il contrario. Ha, per la prima volta nella storia repubblicana, minato alla radice il diritto di voto che dice di difendere, vanificando l’impegno democratico di chi, rispettando alla lettera la legge, ha negli anni onorato la Costituzione raccogliendo correttamente sino all’ultima firma per la presentazione delle liste. Lei ha detto: “Una esclusione del PdL era insostenibile” e lo ha affermato pur sapendo che il PdL non aveva presentato alcuna lista nel Lazio, presumibilmente a causa di faide interne che nulla hanno a che fare ne’ con la forma ne’ con la sostanza. Eppure decine di liste maggiori e minori sono state escluse per motivi assai meno gravi negli anni repubblicani. Perche’ al PdL non vengono applicati gli stessi criteri? Oggi lei crea un precedente che agira’ da spartiacque nella nostra Repubblica, un precedente secondo il quale le regole potranno essere sempre e comunque cambiate in corsa, supposto che a farlo sia il piu’ forte. Nulla, ormai, impedisce di ipotizzare che, secondo il medesimo criterio, una consultazione popolare possa essere annullata perche’ la sostanza si imponga sulla forma, e cioe’ che la sostanza della vittoria del piu’ forte possa prevalere sulla forma di un risultato elettorale opposto. Proprio come nella Birmania di Daw Aung San Su Kyi nel 1988.

Mi lasci esprimere, Signor Presidente della Repubblica, la mia estrema amarezza ed il mio profondissimo disagio di fronte alla scelta di apporre la Sua firma in calce al cosidetto decreto interpretativo salva-liste. Vivo all’estero esercitando la professione di ricercatore che, mi creda, preferirei esercitare nel mio Paese. Un Paese che amo per il coraggio che ha saputo dimostrare attraverso i movimenti di Resistenza e di lotta contro il regime nazifascista e che hanno portato al miracolo della Costituzione repubblicana, di cui Lei oggi e’ garante.

Lasci che Le chieda dove, Sig, Presidente, nella nostra Costituzione, e’ scritto o solo formulato il concetto secondo il quale “la sostanza debba prevalere sulla forma”? Quasi sempre, nel diritto, cosi’ come nei diritti sanciti dalla Carta costituzionale, la forma equivale alla sostanza, la forma e’ sostanza. Lo e’ per tutti i cittadini che partecipano ad un concorso pubblico, che pagano le tasse, che sono sottoposti ad un processo. La forma e’ sostanza e lo e’appunto perche’ tutela i cittadini, proteggendoli dagli abusi di chi sfugge alla regole comuni.

E non le sembra, al contrario, che questo governo che oggi tanto inneggia alla supremazia della sostanza, abbia fatto prevalere la forma quando, appellandosi fraudolentemente alla ‘par-condicio’, ha privato i cittadini italiani della necessaria informazione nel momento elettorale, abrogando tutte le trasmissioni di informazione del servizio pubblico e di fatto violando l’Art. 21?

Di “interpretativo” qui, c’e’ solo l’atteggiamento del governo verso la Costituzione. Un atteggiamento da Lei avallato in occasione del “lodo Alfano” che gia’ dal suo concepimento si mostrava palesemente incompatibile con l’Art 3 ma che Lei ha creduto di firmare ugualmente per poi essere drammaticamente smentito dalla Corte Costituzionale. Un atteggiamento da Lei avallato oggi, inspiegabilmente, ancora una volta. Un atteggiamento, quello del governo,  che interpreta solo ed unicamente il proprio interesse, Sig. Presidente, e dove il cittadino non e’ mai nemmeno lontanamente contemplato.

Lei ha sostenuto di aver firmato il decreto per garantire un corretto svolgimento del diritto di voto. Ma la realta’ dei fatti e’ che, avendo firmato, Lei ha fatto esattamente il contrario. Ha, per la prima volta nella storia repubblicana, minato alla radice lo stesso diritto di voto che Lei dice di difendere, vanificando l’impegno democratico di chi, rispettando alla lettera la legge, ha negli anni onorato la Costituzione raccogliendo correttamente sino all’ultima firma per la presentazione delle liste. Lei ha detto: “Una esclusione del PdL era insostenibile” e lo ha affermato pur sapendo che il PdL non aveva presentato alcuna lista nel Lazio, presumibilmente a causa di faide interne che nulla hanno a che fare ne’ con la forma ne’ con la sostanza. Eppure decine di liste maggiori e minori sono state escluse per motivi assai meno gravi negli anni repubblicani. Perche’ al PdL non vengono applicati gli stessi criteri? Oggi lei crea un precedente che agira’ da spartiacque nella nostra Repubblica, un precedente secondo il quale le regole potranno essere sempre e comunque cambiate in corsa, supposto che a farlo sia il piu’ forte. Nulla, ormai, impedisce di ipotizzare che, secondo il medesimo criterio, una consultazione popolare possa essere annullata perche’ la sostanza si imponga sulla forma, e cioe’ che la sostanza della vittoria del piu’ forte possa prevalere sulla forma di un risultato elettorale opposto. Proprio come nella Birmania di Daw Aung San Su Kyi nel 1990.

Cordialmente

Francesco Creta