Premessa:
La legge n. 251 del 5 dicembre 2005, detta ‘legge ex Cirielli’, promulgata dal governo Berlusconi, dimezza i tempi di prescrizione. Cosi’ un reato con pena superiore ai 5 anni, che si prescriveva in 15 anni, oggi si prescrive in 7. Un reato con pena superiore ai 10 anni, come la corruzione, che si prescriveva in 22 anni oggi si prescrive in 12 e mezzo. L’avvocato David Mills, accusato di corruzione per essere stato pagato da Berlusconi per mentire su All Iberian, condannato in appello a 4 anni e 6 mesi, beneficera’ in Cassazione della ex Cirielli e la sua pena verra’ prescritta pur avendo egli commesso il reato. Berlusconi era imputato nello stesso processo ma grazie al ‘lodo Alfano’, emanato dal suo governo e poi abolito dalla corte Costituzionale per violazione dell’art. 3 della Costituzione, la sua posizione fu separata e il suo processo sospeso, anche se oggi continua con la certezza, pero’, di finire prescritto. Pensiamo allora, per una attimo se Berlusconi non avesse promulgato la Cirielli. Oggi il suo processo sarebbe a molti anni dalla prescrizione. Se, inoltre, non avesse promulgato il lodo, Mills e Berlusconi sarebbero andati a sentenza nel febbraio di quest’anno e la Cassazione avrebbe, per entrambi, confermato la pena di 4 anni e 6 mesi di reclusione. Avremmo avuto, cioe’, un primo ministro prelevato e condotto in carcere nel pieno delle sue funzioni. Cio’, per effetto delle leggi da egli stesso promulgate, non e’ avvenuto.
Nel vuoto che separa la semplice evidenza di questo fatto dalle mistificazioni che, per nasconderlo, Berlusconi ha raccontato al proprio elettorato, giace il germe della cosidetta “dittatura della maggioranza”.
Spulciando in rete su questo tema [Wikipedia innanzitutto] ci si imbatte spessissimo in Alexis de Tocqueville che, all’inizio dell’ottocento, studiando e scrivendo di democrazia in America disse:
“Il nostro problema, oggi, non è affatto di sapere se si può instaurare un regime democratico o un regime aristocratico, ma di scegliere tra una società democratica che progredisca senza grandezza ma con ordine e moralità, e una democrazia disordinata e depravata, in preda a furori frenetici o sottoposta a un giogo più greve di tutti quelli che hanno oppresso gli uomini dalla caduta dell’impero romano fino a oggi.“
Secondo Tocqueville, il principio democratico comporta negli individui «un tipo d’uguaglianza immaginaria nonostante la disuguaglianza reale della loro condizione». Una sorta di ‘gara all’uguaglianza delle condizioni’ che si accompagna al rischio di individualismo, che
contribuisce da un lato ad indebolire la coesione sociale e dall’altro induce l’individuo a sottoporsi alla volontà della maggioranza. Ci si chiede allora se questo progresso dell’uguaglianza è compatibile con l’altro principio fondamentale della democrazia: l’esercizio della libertà, cioè la capacità di resistenza dell’individuo al potere politico.
Uguaglianza e libertà sembrano in realtà opporsi poiché l’individuo tende sempre più a delegare il suo potere sovrano a un’autorità dispotica e quindi a non ad utilizzare la sua libertà politica.
Ecco realizzarsi «l’impero morale della maggioranza».
“Se cerco di immaginarmi il nuovo aspetto che il dispotismo potrà avere nel mondo, vedo una folla innumerevole di uomini eguali, intenti solo a procurarsi piaceri piccoli e volgari, con i quali soddisfare i loro desideri.“
“Al di sopra di essi si eleva un potere immenso e tutelare, che solo si incarica di assicurare i loro beni e di vegliare sulla loro sorte. E’ assoluto, particolareggiato, regolare, previdente e mite. Rassomiglierebbe all’autorità paterna se, come essa, avesse lo scopo di preparare gli uomini alla virilità, mentre cerca invece di fissarli irrevocabilmente nell’infanzia, ama che i cittadini si divertano, purché non pensino che a divertirsi. Lavora volentieri al loro benessere, ma vuole esserne l’unico agente e regolatore; provvede alla loro sicurezza e ad assicurare i loro bisogni, facilita i loro piaceri, tratta i loro principali affari, dirige le loro industrie, regola le loro successioni, divide le loro eredità; non potrebbe esso togliere interamente loro la fatica di pensare e la pena di vivere? Così ogni giorno esso rende meno necessario e più raro l’uso del libero arbitrio, restringe l’azione della volontà in più piccolo spazio e toglie a poco a poco a ogni cittadino perfino l’uso di se stesso. L’eguaglianza ha preparato gli uomini a tutte queste cose, li ha disposti a sopportarle e spesso anche considerarle come un beneficio. Così, dopo avere preso a volta a volta nelle sue mani potenti ogni individuo ed averlo plasmato a suo modo, il sovrano estende il suo braccio sull’intera società; [..] esso non spezza le volontà, ma le infiacchisce, le piega e le dirige; raramente costringe ad agire, ma si sforza continuamente di impedire che si agisca; non distrugge, ma impedisce di creare; non tiranneggia direttamente, ma ostacola, comprime, snerva, estingue, riducendo infine la nazione a non essere altro che una mandria di animali timidi ed industriosi, della quale il governo è il pastore. Ho sempre creduto che questa specie di servitù regolata e tranquilla, che ho descritto, possa combinarsi meglio di quanto si immagini con qualcuna delle forme esteriori della libertà e che non sia impossibile che essa si stabilisca anche all’ombra della sovranità del popolo”
Secondo Tocqueville, una delle soluzioni per superare il paradosso della contraddizione tra uguaglianza e liberta’, pur rispettando questi due principi fondatori della democrazia, risiede nel restauro dei corpi istituzionali intermedi come associazioni politiche e civili.
Diremmo oggi, rispetto delle minoranze, tutela della liberta’ e pluralita’ dell’informazione, efficienza ed indipendenza delle autorita’ di controllo, etica pubblica.
“Può accadere che un gusto eccessivo per i beni materiali porti gli uomini a mettersi nelle mani del primo padrone che si presenti loro. In effetti, nella vita di ogni popolo democratico, vi è un passaggio assai pericoloso. Quando il gusto per il benessere materiale si sviluppa più rapidamente della civiltà e dell’abitudine alla libertà, arriva un momento in cui gli uomini si lasciano trascinare e quasi perdono la testa alla vista dei beni che stanno per conquistare.
Preoccupati solo di fare fortuna, non riescono a cogliere lo stretto legame che unisce il benessere di ciascuno alla prosperità di tutti. In casi del genere, non sarà neanche necessario strappare loro i diritti di cui godono: saranno loro stessi a privarsene volentieri… Se un individuo abile e ambizioso riesce a impadronirsi del potere in un simile momento critico, troverà la strada aperta a qualsivoglia sopruso. Basterà che si preoccupi per un po’ di curare gli interessi materiali e nessuno lo chiamerà a rispondere del resto.”
“Non è raro allora vedere sulla vasta scena del mondo delle moltitudini rappresentate da pochi uomini che parlano in nome di una folla assente o disattenta, che agiscono in mezzo all’universale immobilità disponendo a capriccio di ogni cosa: cambiando leggi e tiranneggiando a loro piacimento sui costumi; tanto che non si può fare a meno di rimanere stupefatti nel vedere in che mani indegne e deboli possa cadere un grande popolo.”
Toqueville riassumera’ allora cosi’ il senso di una democrazia sana:
“La democrazia è il potere di un popolo informato“