Lady Macbeth

Cos’altro e’ l’Italia se non il terzo atto di una tragedia. Prendete Macbeth per esempio, il generale scozzese del dramma shakespeariano, barone di Glamis, tentato al punto dal potere da uccidere per il trono di Scozia. Ambiziosa e spregiudicata come se non piu’ di lui, la moglie, lady Macbeth, posseduta dai propri disegni di potere, lo spinge con malizia verso il delitto di re Duncan:

Che quel domani non vedrà mai il sole! La vostra faccia, signor mio, è un libro in cui gli uomini possono leggere strane cose; per ingannare i tempi assumete l’aspetto stesso dei tempi: abbiate il “benvenuto” nell’occhio, nella mano e sulla lingua; prendete l’apparenza del fiore innocente, ma siate il serpe che sta sotto. Bisogna occuparci di colui che arriva: e voi affiderete a me il disbrigo della grande faccenda di questa notte, che sola potrà dare a tutte le nostre notti e i giorni avvenire assoluta sovrana autorità e signoria…

La loro comunione criminale, pero’, pian piano si disfa’, sotto il peso dei crimini commessi e della insensata tirannide che ne segue. Lady Macbeth e’ colta da un angoscioso rimorso e cerca nel sonno di lavarsi le mani dal sangue che le imbratta

Via, maledetta macchia! Via, dico Una… due: ecco, allora è il momento di farlo. L’inferno è buio! Vergogna, mio signore, vergogna!…Queste mani non verranno mai pulite? Basta di ciò, mio signore, smettete: voi rovinate tutto con questi vostri sussulti….empre odore di sangue, qui! Tutti i profumi dell’Arabia non basteranno a rendere odorosa questa piccola mano. Oh…. oh… oh!

Il regno di Macbeth ben presto si sgretola sotto la propria nequizia, eppure chi come Malcom, figlio di Duncan, lo combatte, ammette un futuro ancora piu’ oscuro e incerto senza il despota:

MALCOLM: “….La nostra patria soccombe sotto il giogo; e piange, e sanguina, e ogni nuovo giorno una nuova ferita si aggiunge alle sue piaghe. Io penso, inoltre, che vi sarebbero braccia pronte a levarsi in difesa del mio diritto e qui, dal grazioso re d’Inghilterra, mi vien fatta l’offerta di buone migliaia, ma nonostante tutto questo, quando io passerò col mio piede sulla testa del tiranno o la porterò sulla punta della spada, la mia povera patria dovrà subire più eccessi di quelli che non abbia subìti fino ad ora, dovrà soffrire di più, e in più diverse guise che mai, per opera di colui che gli succederà.

MACDUFF: “Ma chi sarà mai costui?”

MALCOLM: “Intendo parlare di me, nel quale io so che sono innestate tutte le gemme del vizio, sicché quando si apriranno, il nero Macbeth sembrerà candido come neve, ed il povero Stato lo stimerà un agnello in paragone delle mie sconfinate nequizie.”

Si direbbe, dunque, che in in Italia come nelle Highlands il copione venga seguito alla lettera compreso il pentimento della regina consorte, Veronica Lario:

Qualcuno ha scritto che tutto questo è a sostegno del divertimento dell’imperatore. Condivido: quello che emerge dai giornali è un ciarpame senza pudore, tutto in nome del potere…figure di vergini che si offrono al drago per rincorrere il successo, la notorietà e la crescita economica. Per una strana alchimia il paese tutto conceda e tutto giustifichi al suo imperatore.”

Aspettiamo dunque il quinto atto, che entri la figura di MacDuff, fedele barone di Fife e che si metta a capo della crociata per detronizzare il despota Macbeth, colpevole di aver ucciso sua moglie e i figli prima che l’intero regno.

MACDUFF: “Allora arrenditi, codardo, e vivi per essere lo spettacolo e la meraviglia di questa età: attaccheremo il tuo ritratto in cima ad un palo, come si fa dei nostri più rari esseri mostruosi, e sotto ci scriveremo: “Qui potete vedere il tiranno“.

Gia’. Attaccato in cima ad un palo. Altri dopo Macbeth, barone di Glamis, hanno fatto questa fine.

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