Mi lasci esprimere, Signor Presidente della Repubblica, la mia estrema amarezza ed il mio profondissimo disagio di fronte alla scelta di apporre la Sua firma in calce al cosidetto decreto interpretativo salva-liste. Vivo all’estero esercitando la professione di ricercatore che, mi creda, preferirei esercitare nel mio Paese. Un Paese che amo per il coraggio che ha saputo dimostrare attraverso i movimenti di Resistenza e di lotta contro il regime nazifascista e che hanno portato al miracolo della Costituzione repubblicana, di cui Lei oggi e’ garante.
Lasci che Le chieda dove, Sig, Presidente, nella nostra Costituzione, e’ scritto o solo formulato il concetto secondo il quale “la sostanza debba prevalere sulla forma”? Quasi sempre, nel diritto, cosi’ come nei diritti sanciti dalla Carta costituzionale, la forma equivale alla sostanza, la forma e’ sostanza. Lo e’ per tutti i cittadini che partecipano ad un concorso pubblico, che pagano le tasse, che sono sottoposti ad un processo. La forma e’ sostanza e lo e’appunto perche’ tutela i cittadini, proteggendoli dagli abusi di chi sfugge alla regole comuni.
E non le sembra, al contrario, che questo governo che oggi tanto inneggia alla supremazia della sostanza, abbia fatto prevalere la forma quando, appellandosi fraudolentemente alla ‘par-condicio’, ha privato i cittadini italiani della necessaria informazione nel momento elettorale, abrogando tutte le trasmissioni di informazione del servizio pubblico e di fatto violando l’Art. 21?
Di “interpretativo” qui, c’e’ solo l’atteggiamento del governo verso la Costituzione. Un atteggiamento da Lei avallato in occasione del “lodo Alfano” che gia’ dal suo concepimento si mostrava palesemente incompatibile con l’Art 3 ma che Lei ha creduto di firmare ugualmente per poi essere drammaticamente smentito dalla Corte Costituzionale. Un atteggiamento da Lei avallato oggi, inspiegabilmente, ancora una volta. Un atteggiamento, quello del governo, che interpreta solo ed unicamente il proprio interesse, Sig. Presidente, e dove il cittadino non e’ mai nemmeno lontanamente contemplato.
Lei ha sostenuto di aver firmato il decreto per garantire un corretto svolgimento del diritto di voto. Ma la realta’ dei fatti e’ che, avendo firmato, Lei ha fatto esattamente il contrario. Ha, per la prima volta nella storia repubblicana, minato alla radice lo stesso diritto di voto che Lei dice di difendere, vanificando l’impegno democratico di chi, rispettando alla lettera la legge, ha negli anni onorato la Costituzione raccogliendo correttamente sino all’ultima firma per la presentazione delle liste. Lei ha detto: “Una esclusione del PdL era insostenibile” e lo ha affermato pur sapendo che il PdL non aveva presentato alcuna lista nel Lazio, presumibilmente a causa di faide interne che nulla hanno a che fare ne’ con la forma ne’ con la sostanza. Eppure decine di liste maggiori e minori sono state escluse per motivi assai meno gravi negli anni repubblicani. Perche’ al PdL non vengono applicati gli stessi criteri? Oggi lei crea un precedente che agira’ da spartiacque nella nostra Repubblica, un precedente secondo il quale le regole potranno essere sempre e comunque cambiate in corsa, supposto che a farlo sia il piu’ forte. Nulla, ormai, impedisce di ipotizzare che, secondo il medesimo criterio, una consultazione popolare possa essere annullata perche’ la sostanza si imponga sulla forma, e cioe’ che la sostanza della vittoria del piu’ forte possa prevalere sulla forma di un risultato elettorale opposto. Proprio come nella Birmania di Daw Aung San Su Kyi nel 1990.
Cordialmente
Francesco Creta
La differenza tra un Caligola qualsiasi e questo Governo sta nel fatto che quest’ultimo, prima di tiranneggiare, si preoccupa di farcelo sapere, riportando l’abuso su un foglio di carta chiamato “decreto”. Così, tanto per salvare le apparenze.