Metti in scena la vergogna

Sono sedici anni che, in un modo o nell’altro serpeggia inquietante una domanda: quale forma letteraria e’ la piu’ efficace contro Berlusconi? In altri termini, esiste la piece teatrale definitiva, l’articolo giornalistico perfetto, il film o il libro che riesca a cogliere, cristallina, l’essenza, l’odore acre, la miseria di questi anni?
In altri tempi fioccherebbero le risposte. ‘Orizzonti di gloria‘ come manifesto pacifista agli albori della guerra fredda, ‘Se questo e’ un uomo’ come bibbia laica del dopoguerra, ‘Vita di Galileo’ di Bertold Brecht come denuncia al nazismo. Anche in tempi piu’ recenti, per vicende piu’ locali, come le stragi di stato e il ‘golpe Borghese’ in Italia, verrebbe da citare quel gioiello di dissacrazione che e’ ‘Vogliamo i Colonnelli’ di Monicelli. L’equazione e’ nella la scelta del linguaggio che meglio catturi il ghigno di un tempo piuttosto che la sua lunga ombra, la smorfia e il respiro di un evento, la sua immagine nascosta nella faccia della gente.
Eppure, questi anni infami, che sembrerebbero malamente sceneggiati, scritti per essere dileggiati, sono finiti, misteriosamente, per essere quasi impossibili da interpretare in forma letteraria. Difficilissima e’ la loro trasposizione, complicatissimo farne un riassunto lucido, distillarne l’essenza. E, stranamente, e’ ridottissimo il numero di persone che ci ha provato. ‘Tuttobenigni‘ del ‘96 fu un primissimo esempio, riuscito, di critica al nascente regime di Berlusconi. Parlava pero’ in un idioma teatrale classico, di un fenomeno appena nato che, gia’ allora, manifestava segni di anarchia sociale difficilmente interpretabili con il linguaggio corrente. Per quanto grottesca potesse sembrare una battuta, la realta’ l’avrebbe fatta diventare una timidissima, inefficace boutade. Dieci anni dopo ‘il Caimano‘ di Moretti cerco’ di avvicinarsi al tema ma con tale circospezione da lasciare serratissimi tutti i nodi che aveva in mente di sciogliere. Chi e’ veramente Berlusconi? Ha o no fatto cose indicibili? Come parlare di cose indicibili? L’ironia e’ che spesso e’ trapelata da Berlusconi piu’ sincerita’, per il tramite delle sue menzogne, di quanta non venisse da un genuino tentativo di compiere un esercizio di verita’. Ecco dunque disinnescata sul nascere ogni forma letteraria.
Eccoci arrivati a Daniele Luttazzi nel suo monologo in ‘Rai per una notte‘, la trasmissione pirata di Michele Santoro. Il linguaggio, finalmente, e’ del tutto nuovo, per una volta piu’ innovativo di quanto non lo siano i rutti e i peti fascistoidi berlusconiani. Luttazzi, in qualche modo, e’ riuscito per la prima volta a rompere l’oscenita’, a banalizzarla, usando un linguaggio speculare ed opposto. Che nulla ha a che fare con nulla, se non con cio’ che identifica, solo e unico, come proprio nemico, Berlusconi. La banalita’ del male o, piu’ semplicemente la terza fase del sesso anale. Ecco cos’e Sacca’ che dichiara al suo padrone ‘quel senso di vuoto’. Grazie, Daniele, per aver reso chiarissimo un ventennio di equivoci letterari, di coiti interrotti, di impotenza nel descrivere l’indescrivibile. Oggi, almeno per me, e’ tutto piu’ chiaro, piu’ semplice. Finalmente questi 16 anni hanno un degno riassunto, che onora gli onesti.

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